Vai al contenuto

HF-MemoLa nostra storia

La nostra storia

Da un adattatore per telefono da auto del 1989 al telecomando da volante con app Android.

Questa è la storia della lunga strada che ha portato all’HF-Memo di oggi. Per anni il settore della telefonia è corso più veloce di noi: nuovi telefoni e nuove piattaforme arrivavano di continuo e frenavano le vendite delle nostre soluzioni precedenti. Ogni svolta però ci ha avvicinati al nostro motto: “Occhi sulla strada e mani sul volante.” Eravamo un passo indietro, ora non più. Grazie per il tuo sostegno. Insieme possiamo raggiungere l’obiettivo.

Juhani Kamppinen, CEO e titolare, JK Tuote Lanser Oy

Il fondatore

Perché esiste la mia azienda

Dopo la scuola ho studiato ingegneria meccanica, poi economia e marketing, e ho iniziato a lavorare. Dopo alcuni anni come ingegnere meccanico mi sono preso un anno per studiare microelettronica e programmazione. In quell’anno ho fondato la mia azienda, e il suo primo progetto di programmazione è nato proprio dal corso.

L’autobiografia di Lee Iacocca e la storia del lancio della Ford Mustang mi hanno ispirato, e ho pensato: “Ecco perché esiste la mia azienda.” Ho disegnato il logo e ho cominciato a cercare il progetto successivo, che si è rivelato tutt’altro che semplice.

Ritratto di Juhani Kamppinen
Juhani Kamppinen, CEO e titolare
Il logo rosso e nero di JK Tuote Lanser Oy
Il logo che ho disegnato per l’azienda

1989

Un’idea in due mani

Nel 1989 ho letto su una rivista economica che un’associazione di inventori cercava aziende disposte a commercializzare le idee dei suoi soci. Ho pubblicato un annuncio sulla loro rivista, “Portiamo la tua idea di prodotto sul mercato”, e un inventore è venuto a trovarmi. Mi ha detto di avere duecento idee e me ne ha regalata una: un telefono da auto Ericsson nella mano destra e un dittafono nella sinistra. A quei tempi il ricetrasmettitore era una grossa scatola nel retro dell’auto e la cornetta stava sul cruscotto. Ne avevo uno anch’io, un Nokia Mobira.

Ho capito subito che era la strada giusta. Non immaginavo quanto sarebbe durato il progetto: pensavo che fosse solo un adattatore. Il viaggio era cominciato.

Vedevo quanto crescevano in fretta le vendite di telefoni cellulari, e avevo già parlato di costruire un accessorio con un amico, un esperto di elettronica autodidatta che lavorava per un centro assistenza Nokia Mobira. Il problema era come accedere ai canali audio. Lui conosceva l’adattatore dati del produttore del telefono. Ne ho comprato uno il giorno stesso, ho tolto l’elettronica e gli ho chiesto di costruirci dentro la nostra.

Dopo i test riusciti con il mio telefono, un amico entrato come socio di minoranza, comandante di linea di professione, ha organizzato un incontro con Nokia Mobira. La presentazione è andata bene e abbiamo potuto acquistare i gusci dell’adattatore dati per un lotto delle nostre schede. Con nostra sorpresa, però, non potevamo ancora vendere: prima serviva l’autorizzazione del produttore del telefono, poi il prodotto doveva superare i test di un laboratorio di telecomunicazioni. Alla fine il prodotto ha ottenuto la licenza di vendita.

Il primo adattatore HF-Memo in un guscio nero da adattatore dati
Il primo adattatore: la nostra elettronica dentro il guscio dell’adattatore dati del produttore

1991

Una corsa contro telefoni sempre nuovi

Nel frattempo il produttore lanciava nuovi telefoni e nuovi kit auto. I rivenditori dicevano: bello, ma ce l’avete per questi telefoni? Ho venduto qualche campione, ma i clienti finali non riuscivano a installare l’adattatore da soli, perché il connettore era nascosto sotto i rivestimenti dell’auto. Bisognava venderlo ai rivenditori che montavano i kit auto.

Abbiamo deciso di andare avanti, e questo voleva dire investire in stampi nostri per i gusci degli adattatori, una spesa tutt’altro che piccola. Abbiamo comprato gli stampi nel 1991. Alla fine abbiamo ottenuto la licenza per vendere adattatori per i kit auto dei telefoni GSM Nokia, Ericsson e Motorola. Il passaggio dai telefoni analogici ai GSM digitali però ha portato disturbi nei dittafoni, e per i clienti finali il prodotto restava difficile da installare, con troppi cavi.

Più tardi ho saputo che il country manager di una compagnia telefonica mi definiva testardo: quando ho chiesto il certificato ho insistito sul marchio “Hands Free Memo”, e lui non voleva farmelo usare. Avevo capito subito che il marchio era buono, e l’ho tenuto.

Una scatola nera di adattatore con spinotto audio da 2,5 mm e cavo per il connettore del telefono
Il nostro adattatore, realizzato con stampi nostri

1994

Vendite in tutta Europa

Vendevo adattatori ai rivenditori in Finlandia, e in Svezia dopo aver assunto uno studente che parlava svedese fluentemente. In Italia lavoravo con un agente a provvigione: mi avevano consigliato di cominciare da lì, perché in Italia il vivavoce era obbligatorio. Lo stesso modello di vendita telefonica a distanza è fallito in Germania, perché non parlavamo tedesco abbastanza bene. Gli accessori per cellulari erano un tema caldo, e non eravamo i soli.

Durante un viaggio dall’Italia verso nord con mia moglie ho visitato ad Amburgo il distributore europeo dei dittafoni Olympus. Il loro distributore americano aveva “inventato” un adattatore simile, e nessuno dei due sapeva del progetto dell’altro. Il nostro adattatore era più piccolo, perché fin dall’inizio usavamo componenti SMD. Grazie al contatto del distributore con un grossista di telefoni cellulari di Amburgo, abbiamo venduto in Germania un lotto dei nostri adattatori per i kit auto Nokia. Era il 1994.

La fase successiva

Dai kit auto agli auricolari

I telefoni sono diventati più piccoli, “telefoni tascabili”. Abbiamo abbandonato i dittafoni e integrato un circuito di memoria e i tasti REC e PLAY in un adattatore per auricolare a filo: ora l’idea era prendere nota dei propri pensieri e delle conversazioni. La grande varietà di connettori dei telefoni ha reso di nuovo tutto difficile, così ci siamo concentrati solo sui telefoni Nokia.

Dopo diversi tentativi avevamo un adattatore per auricolare per un telefono molto venduto, con 11 minuti di memoria di registrazione integrata e i tasti per gestirla. Finalmente potevamo anche prendere l’alimentazione dal telefono, dopo aver decifrato il flusso di bit con cui il telefono riconosceva gli accessori originali prima di alimentarli. Per questa ricerca mi sono affidato a un subfornitore e a uno studente che ha programmato il microcontrollore.

Per diversi anni ho visitato la fiera CeBIT di Hannover. Allo stand di un grande distributore americano di auricolari ho presentato l’adattatore con il loro auricolare a filo, e il loro CEO mi ha detto: “È proprio quello che cercavamo. Può farci un’offerta per 2.000 pezzi?” Sono tornato ad Amburgo pieno di entusiasmo. Dopo la fiera mi ha scritto: il nostro prezzo era troppo alto, e purtroppo l’adattatore funzionava con un solo modello Nokia. Poco dopo i produttori di telefoni hanno cominciato ad aggiungere tasti di registrazione ai propri apparecchi.

Un piccolo adattatore nero per auricolare con un tasto rosso, uno giallo e un LED
L’adattatore per auricolare: tasti REC e PLAY e 11 minuti di memoria
Stampa di oscilloscopio con i segnali digitali del telefono
La ricerca sul flusso di bit: il telefono doveva riconoscere l’adattatore prima di alimentarlo

2008–2010

Bluetooth

Il Bluetooth è diventato l’interfaccia senza fili e le connessioni fisiche non servivano più. Nel 2008, mentre registravamo il marchio HF-Memo e chiedevamo un modello di utilità (un “piccolo brevetto”), un avvocato mi ha parlato di un’azienda polacca che aveva un’app di registrazione per i telefoni Nokia Symbian. Sono andato in Polonia per acquistare il software.

Con un’azienda finlandese abbiamo sviluppato un prototipo di telecomando Bluetooth e, nel 2010, una piccola serie. Funzionava bene con il software e usava la memoria interna del telefono, senza disturbi. Non si poteva fissare al volante e aveva solo i tasti REC e PLAY, ma lo usavo io stesso andando dai clienti, e la registrazione nei due sensi funzionava bene.

In tutti questi anni abbiamo realizzato prodotti fisici, li abbiamo adattati a telefoni e interfacce in continuo cambiamento, abbiamo cercato di venderli, abbiamo ascoltato i clienti e abbiamo continuato a sviluppare. Grazie a Nokia, in Finlandia c’era una rete di competenze elettroniche in grado di produrre piccole serie a costi contenuti. A parte il primo adattatore, gli stampi e i gusci di plastica li ho acquistati da un’azienda che avevo fondato con altri soci anni prima.

Un telecomando Bluetooth grigio scuro a due tasti con il nome HF-Memo in rilievo
Il nostro telecomando Bluetooth del 2010, solo REC e PLAY

2011–2014

Smartphone e Android

Quando Nokia ha abbandonato la piattaforma Symbian, ho iniziato ad adattare il progetto ai telefoni Android e, nel 2011, a cercare uno sviluppatore di app in India. Dopo qualche tentativo ho trovato il nostro Senior Application Developer, Faiz Aalam, che lavora da remoto da Delhi. Su Android abbiamo realizzato prima la registrazione e la riproduzione per dettare e per prendere appunti durante le chiamate, con il nostro telecomando Bluetooth. All’epoca Android permetteva ancora di registrare durante le chiamate. Era il 2014.

Al Mobile World Congress di Barcellona, nel 2011, ho deciso che dovevamo puntare sulla sintesi vocale e allargare il prodotto a un pacchetto completo, che aiutasse chi guida anche a gestire in sicurezza i messaggi in arrivo. Lo stesso anno ho firmato un accordo con un’azienda svizzera conosciuta in fiera. Poco dopo l’azienda è stata venduta, e lo stesso è successo all’azienda polacca con cui abbiamo poi lavorato per alcuni anni. Oggi usiamo le voci di Google. Da quando si possono ascoltare i messaggi invece di leggerli, i visitatori hanno cominciato a trovare il nostro sito. Con il nostro primo dispositivo Bluetooth, però, bisognava ancora toccare sul telefono l’icona dell’app da cui arrivava il messaggio, per esempio WhatsApp.

Ritratto di Faiz Aalam
Faiz Aalam, il nostro Senior Application Developer a Delhi

2018–2019

Un telecomando per il volante

Chi guida vuole sapere cosa dicono gli SMS, i messaggi WhatsApp e le email che arrivano durante il viaggio. Anche le telefonate non sono sparite, e resta il bisogno di annotare informazioni in modo facile e sicuro durante una conversazione. Il nostro scopo però non è registrare le chiamate, ma prendere appunti.

Per farlo in sicurezza e restare fedele al nostro motto “Occhi sulla strada e mani sul volante”, ho cominciato a cercare un produttore per un telecomando da volante. Nel 2018 ho ricevuto un’offerta da un’azienda finlandese fondata da ex dipendenti Nokia, ma andava oltre le mie possibilità. Mi sono rivolto alla Cina, dove ho trovato una soluzione ragionevole, e nella primavera del 2019 il mio sviluppatore ha iniziato a lavorare con un kit di sviluppo. Il telecomando attuale è disponibile dalla fine di quell’anno.

Oggi

A che punto siamo

L’app funziona bene con tutte le funzioni descritte nella pagina del prodotto, tranne la registrazione di parti di una chiamata. Il nostro piano è questo: tu ripeti le informazioni che senti e vengono registrate sul tuo telefono, non in un cloud. Non vogliamo registrare conversazioni nei due sensi, solo le tue note. Il nostro sviluppatore sta lavorando proprio ora a una soluzione.

La certificazione è in corso.

Il prossimo passo

Indiegogo

Vogliamo avviare le vendite il prima possibile con una campagna di crowdfunding su Indiegogo, pensata per chi vuole provare le novità per primo, con un prezzo speciale per i sostenitori che faranno da tester. La produzione del telecomando da volante e la logistica sono affidate a partner esterni.

Iscriviti per sapere tra i primi quando parte la campagna.